Demenza FrontoTemporale: un aiuto in casa per assistere il malato

Demenza FrontoTemporale: un aiuto in casa per assistere il malato

Il termine demenza frontotemporale fa riferimento a una tipologia di demenze che colpisce i lobi frontali e temporali del cervello causando un lento e progressivo declino di alcune fondamentali funzioni cerebrali: memoria, linguaggio, giudizio, apprendimento.

Si tratta di una malattia degenerativa a carattere ereditario o spontaneo, le cui cause non sono ancora state chiarite e per cui non esistono cure, ma solo trattamenti volti a rallentarne l’evoluzione.

L’insorgenza della patologia si verifica perlopiù in un’età compresa tra i 50 e i 65 anni, perciò viene definita anche demenza presenile.

All’esordio si manifesta con cambiamenti di personalità e disturbi del comportamento che nel tempo vengono affiancati da parziali deficit motori, cognitivi e mnemonici.

La DFT è una malattia neurodegenerativa terminale con un’ASPETTATIVA DI VITA variabile tra 5 e 10 anni, ma in alcuni casi si supera abbondantemente questo livello.

Tipi di Demenza Frontotemporale e classificazione

Le demenze DFT sono forme di demenza primaria caratterizzate da atrofia frontotemporale, un fenomeno che investe in modo variabile i lobi frontali e temporali distruggendo le cellule nervose e provocando la riduzione (atrofia) di queste aree.

Il variare delle aree cerebrali maggiormente interessate dall’atrofia produce tipi diversi di demenza fronto-temporale.

Esistono 4 varianti principali:

  • comportamentale, detta anche malattia di Pick (atrofia dei lobi frontali);
  • linguistica (afasia progressiva primaria):
    • non-fluente (atrofia corticale delle regioni frontali dell’emisfero sinistro);
    • logopenica (atrofia della regione perisilviana posteriore e parietale);
    • semantica (atrofia dei lobi temporali).

La VARIANTE COMPORTAMENTALE di demenza frontotemporale è la più comune; modifica soprattutto i comportamenti e la condotta sociale, che diventa eccessiva e smodata, priva di tatto, disinibita e aggressiva.

Nelle VARIANTI LINGUISTICHE, invece, i disturbi interessanno principalmente la sfera del linguaggio e della comunicazione.

I sintomi della Demenza Frontotemporale

Come accennato in precedenza, i sintomi di questa patologia variano o cambiano accento a seconda di quale area del cervello sia più danneggiata.

classificazione demenza fronto temporale sintomi

Molti SINTOMI, però, si manifestano in varia misura in tutti i tipi di demenza fronto-temporale, sebbene si presentino in modo più accentuato nella variante comportamentale:

  • irritabilità;
  • impulsività;
  • disinibizione;
  • aggressività;
  • apatia;
  • trascuratezza;
  • comportamenti ossessivi o maniacali;
  • irragionevolezza;
  • tendenza a mangiare troppo.

Molti di questi sintomi furono descritti per la prima volta in un caso clinico a fine Ottocento dal neurologo Arnold Pick.

Nella variante non-fluente o agrammatica i sintomi si presentano soprattutto come deficit del linguaggio. Le persone affette da questa forma di demenza, pur comprendendo ciò che ascoltano o leggono, stentano a trovare i termini giusti quando parlano e si esprimono con un eloquio progressivamente più sgrammaticato.

Nella variante logopenica l’eloquio del soggetto rallenta e subisce frequenti pause, si verificano continue anomie e parafasie verbali fonemiche (omissione, sostituzione, trasposizione o aggiunta di fonemi), si ha difficoltà a ricordare parole appena udite.

Le persone colpite dalla variante semantica, diversamente, non sviluppano grossi problemi a livello espressivo, ma subiscono un deterioramento marcato delle facoltà di comprensione del linguaggio e del significato delle parole, nonchè della facoltà di denominazione, non riuscendo più a nominare correttamente le cose.

Riconoscimento e diagnosi della malattia

I sintomi iniziali della demenza fronto-temporale sono il campanello d’allarme che conduce agli esami di accertamento.

I più comuni sono:

  • trascuratezza, apatia e depressione;
  • disturbi dell’umore, irritabilità, intrattabilità;
  • alternaza di afasia e logorrea;
  • disinibizione e ipersessualità;
  • presenza di atteggiamenti stereotipati, ripetitivi e compulsivi;
  • insorgenza di disturbi motori come aprassia e disprassia, con difficoltà a compiere o pianificare azioni semplici;
  • declino cognitivo e regressione linguistica.

Nei casi in cui si manifesti una combinazione variabile di questi sintomi il medico può ritenere opportuno eseguire ESAMI DIAGNOSTICI come:

  • l’elettroencefalogramma (EEG);
  • la risonanza magnetica funzionale e strutturale; (fMRI e MRI);
  • la tomografia a emissione di positroni (PET);
  • visite mediche e neurologiche con anamnesi personale e familiare.

La diagnosi tempestiva della demenza frontotemporale è utile per attivare una serie di risposte contenitive.

diagnosi demenza dft esami

Tuttavia spesso gli accertamenti medici e la diagnosi tardano a essere eseguiti perchè gli esordi della malattia tendono a essere confusi con altri disturbi psichici e relazionali, o con la depressione.

In alcuni casi, quando non vengono eseguiti gli esami adeguati, si rischia di confondere la demenza frontotemporale con l’Alzheimer, che è un’altra forma di demenza.

Va precisato che l’Alzheimer degrada primariamente la memoria e solo come conseguenza secondaria il linguaggio, mentre la DFT interessa primariamente la sfera comportamentale, cognitiva e linguistica, e solo parzialmente la memoria. Le demenze fronto-temporali rappresentano circa il 10% di tutte le forme di demenza, una quota decisamente minore rispetto alla più comune demenza senile.

La relazione del malato di DFT con la sua malattia

Nella maggior parte dei casi i malati di DFT non sono consapevoli di avere una patologia e non si rendono conto né dei loro deficit, né dell’inadeguatezza dei loro comportamenti.

Nei casi in cui la consapevolezza, almeno nelle prime fasi della malattia, sia preservata, il processo di elaborazione può essere doloroso e innescare una risposta depressiva.

Per gestire questa fase il sostegno della famiglia è fondamentale ed è importante che tutti i membri coinvolti si impegnino nel mantenimento di un ambiente sereno e stimolante, evitando di far pesare al malato le sue carenze o la sua instabilità psicologica.

Con il progredire della malattia le difficoltà per il malato possono arrivare anche dal senso di confusione provocato dalle risposte degli altri ai suoi comportamenti e dal senso di inadeguatezza sperimentato nelle relazioni sociali e nell’adempimento delle attività quotidiane.

Anche in questa fase è fondamentale che i familiari si adoperino per minimizzare l’impatto di queste esperienze sul malato, supportandolo nel contenimento dei suoi disturbi.

Naturalmente i familiari, a loro volta, possono beneficiare del supporto di uno psicologo per imparare a gestire le bizzarrie comportamentali e affrontare con più strumenti il percorso di progressiva perdita di reciprocità cosciente con il proprio caro.

Assistenza e accompagnamento per persone con Demenza Frontotemporale

Assistere una persona affetta da DFT è penoso e stressante, inoltre produce un sentimento di impotenza che fa soffrire i familiari e coloro che se ne occupano di più, i cosiddetti caregiver.

Essendo un’agenzia attiva sul territorio torinese da molti anni, Assistenza Famiglia ha assistito numerose persone con demenza frontotemporale.

Facendo affidamento sulla nostra esperienza e sulla letteratura scientifica relativa alle DFT, sentiamo di poter dare alcuni CONSIGLI per gestire al meglio questi casi:

  • essere previdenti e anticipare i problemi. È fondamentale tenere sempre a mente che le persone affette da DFT non si rendono conto delle loro limitazioni e la loro capacità di giudizio e previsione delle conseguenze dei loro comportamenti è compromessa. Chi si prende cura di questi malati deve prestare molta attenzione e prevenire le situazioni di rischio;
  • evitare di sottoporre il malato a situazioni stressanti. Tra le situazioni da evitare al malato ci sono tutte quelle che lo mettono nelle condizioni di eseguire operazioni o prestazioni che ne mettano in risalto l’inadeguatezza. Non riuscire a eseguire compiti semplici, specialmente in pubblico, produce ansia, stress e demoralizza;
  • stimolare il malato e favorire la sua autonomia. Se da una parte bisogna proteggere, dall’altra è importante sostenere le abilità residue del malato di DFT, stimolandolo a occuparsi attivamente delle sue cose, a pensare, a ragionare ed esercitare le sue facoltà motorie e di coordinazione;
  • imparare a non prendersela. Parole, atteggiamenti e azioni irragionevoi e offensive sono all’ordine del giorno con i malati di DFT. Non è colpa loro;
  • non cercare di cambiare o “aggiustare” i comportamenti del malato, bisogna semplicemente accettarlo ed evitare situazioni conflittuali;
  • creare un ambiente sereno e tranquillo in casa. Stimoli e autonomia vanno promossi in un ambiente calmo e accogliente, senza forzare il malato a fare cose che non vuole fare;
  • coinvolgere il malato nell’organizzazione della giornata o nella scelta delle attività;
  • parlare lentamente usando periodi corti e frasi semplici;
  • evitare le discussioni e cambiare argomento quando il dialogo si fa teso;
  • non lasciare a vista le provviste alimentari e cibi particolarmente stuzzicanti;
  • incoraggiare il malato a seguire una routine nella cura dell’igiene

Naturalmente per quanta buona volontà ci si metta, il compito di assistere da soli un malato di demenza frontotemporale è proibitivo e rischia di minare la salute di chi assiste.

Per questo è non solo ragionevole, ma raccomandabile, che le famiglie si facciano aiutare da assistenti domiciliari qualificati, in grado di ridurre il loro carico di lavoro e apportare un contributo positivo nell’ambiente domestico.

Assistenza Famiglia può intervenire a Torino e nel circondario cittadino nei giorni e negli orari in cui c’è bisogno.

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